Trascrizione/descrizione
Il codice fu scritto tra il 1456 e il 1461 da Niccolò de Collibus, che si sottoscrive a c. 151v. "Expliciunt, comediae XII Plauti Sarsanatensis clarissimi. Per me Nicolaum de Collibus Prampergi".
La scoperta delle commedie plautine cosidette "nuove", annunciata in una lettera di Poggio Bracciolini a Niccolò Niccoli è di qualche decennio prima (1429) (cfr. R.Sabbadini, Storia, 327). Il codice che le conteneva, scoperto a Colonia da Niccolò Cusano per conto del card. Orsini, portato a Firenze da Lorenzo il Magnifico, fu tra le mani di Niccolò Niccoli solo nel 1432 e subito in quelle di Guarino, che ne trasse copia, come risulta da una sua lettera al parente ad amico Giovanni da Spilimbergo datata XI kal. oct. 1432 (nel ms. Guarner. 140, c.127, pubblicata da Remigio Sabbadini nel cit. Storia, 335). Tale copia non potè essere trasmessa a Giovanni da Spilimbergo se non dopo il 1445 quando Guarino riuscì finalmente a farsela restituire dal Panormita, cui l'aveva incautamente prestata. Forse, come si è supposto per il ms. Guarner. 54, anche per l'origine del ms. Guarner. 53 si può pensare a Giovanni da Spilimbergo e di conseguenza al Guarino. È comunque fuori di dubbio che il codice dipende dall'Orsiniano ora Vat.Lat. 3870 (D.). (Cfr. Tremoli, Art. cit. 39).
[M.D'Angelo]
Antiche segnature
Nell'inventario del 1461 è segnalato al n. 118: "Duodecim comedie Plauti novissime invente in pergamensi deauratus".
Nell'inventario del Coluta è invece il n. "LIX", come risulta dal cartellino incollato all'interno del primo piatto e che prima del restauro si trovata sul dorso.
Osservazioni
Scrittura: littera antiqua.
Correzioni, varianti e integrazioni ai margini, rubriche in lettere maiuscole, titoli correnti in rosso dello stesso copista.