Due personalità di grande rilievo storico guidano la crescita intellettuale di
Guarnerio e ne influenzano profondamente la vita.
La prima è quella del
cardinale Antonio Panciera, il quale, conclusa ormai la sua burrascosa esperienza di patriarca, dal remoto castello di Zoppola conduce con sé il giovane
famulus fino alla brulicante città di Roma permettendogli così di conoscere un centro dove pulsa vivacemente la nuova cultura umanistica.
L'altra personalità è quella di
papa Eugenio IV, veneziano, il quale, nel mezzo di una situazione pericolosa e difficile, dispone che Guarnerio rientri in Friuli.
Guarnerio sembra infatti aver seguito papa Eugenio, fortunosamente scampato a Firenze in barca, attraverso il Tevere, sfuggito alla minaccia del popolo romano in rivolta.
Nelle difficoltà della situazione, il pontefice verosimilmente sollecita il giovane a
rientrare in Friuli. Gli fornisce una commendatoria, perché sia bene accolto dalle autorità civili e nei Capitoli delle cattedrali di Aquileia e di Udine, e gli conferisce anche il titolo onorifico di abbreviatore apostolico, per la fedeltà dimostratagli nel momento del grave pericolo.
Fata viam invenient
Virgilio, Eneide, III 395
Anno del Signore 1428, Gennaio
«Ti piacerebbe seguirmi a Roma?»
L’anziano cardinale gli aveva posto la domanda, e ora lo guardava con un sorriso. Guarnerio si fermò con i libri in mano e si voltò verso di lui.
«Venire a Roma con voi, Eminenza? Io?»
Il ragazzo sospirò, aggiustando la presa sui manoscritti.
«Sono solo un umile apprendista…».
Antonio Pancera sorrise ancora, calorosamente: «Il migliore che abbia mai avuto, Guarnerio. Questo posto non può offrirti più nulla che tu non abbia già imparato».
Il maestoso castello nel borgo di Zoppola sembrava dormire quietamente nel pallido sole invernale. A distanza il latrato di un cane, e nello spiazzo della corte interna, lo stridore della carrucola – una donna attingeva acqua dal pozzo.
Il cardinale sistemò la penna d’oca nel calamaio e chiuse il pesante codice sulla sua scrivania; si alzò dallo sgabello sul quale sedeva da ore intento alla copiatura e raggiunse il giovane, circondandogli le spalle in un abbraccio paterno.
«Oltretutto non avrei cuore di abbandonarti qui, ragazzo mio», mormorò scompigliandogli i capelli.
Attraverso una piccola finestra guardava fuori dal suo studiolo: vi era tornato dopo lunga assenza, assaporava lieto quell’atmosfera ovattata, e il profumo della libreria in legno massiccio, sulla quale aveva ora riposto il codice: copiava lì, pazientemente, le sue lettere, testimoni inequivoche della buona fede con cui aveva governato il Patriarcato aquileiese, ormai più di dieci anni prima.
«Verrai, non è vero?»
Guarnerio arrossì e sollevò lo sguardo: malgrado gli sforzi per nasconderlo, i suoi occhi brillavano al solo immaginare le meraviglie della Città eterna.
Non servivano parole per rispondere al cardinale.
Anno del Signore 1434, Novembre
«Devi tornare in Friuli».
Guarnerio sgranò gli occhi. Per un istante gli sembrò che il terreno gli mancasse sotto i piedi.
«Che intendete, Santità?» balbettò con voce incredula.
Il papa si passò una mano sul viso, con l’aria abbattuta. Sembrava più vecchio di quanto fosse, schiacciato dal fardello opprimente che aveva un volto molteplice ma preciso: quello del popolo di Roma, sobillato dai Colonna, a lui ostili; quello dei padri conciliari di Basilea, avidi di potere; quello dei Visconti, eterni nemici della Serenissima.
«Hai ben capito cosa intendo. La situazione è più critica del previsto…»
Si interruppe, pensieroso. Volse lo sguardo alla finestra, osservando attraverso la luce che filtrava dalle finestre lavorate: nel suo sguardo risplendeva ancora il bagliore delle torce che si aggiravano nella notte dandogli la caccia, il cuore ancora gli batteva nel ricordare la fuga, con le lanterne spente, i bisbigli tremuli, i ruvidi abiti da monaco che gli bucavano la pelle, l’acqua scura e lucida come il sangue.
Quante volte – in sogno, o a occhi aperti – aveva immaginato il proprio cadavere galleggiare in quello stesso fiume che era stata la sua unica via di salvezza…
Tornò a guardare il giovane suo protetto, pallido e preoccupato.
Guarnerio sembrava perso nei suoi pensieri, ma si riscosse, quando il pontefice, alzatosi, e ponendoglisi affettuosamente accanto, gli consegnò un documento. Alla luce fioca della lampada cominciò a leggere: era un privilegio, che lo fregiava anche del titolo di abbreviatore apostolico: «domino Garnerio de Artinea… litterarum apostolicarum abbreviatori». Era il suo salvacondotto per rientrare nella Patria, per esservi riaccolto con dignità.
Guarnerio ripiegò il documento, si inchinò con il cuore in tumulto.
Il papa rimase in piedi in mezzo alla stanza, a capo chino, solo, mentre i passi del giovane echeggiavano sempre più lontani nel corridoio, fino a scomparire.
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